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Archivisti e bibliotecari fact-checkers.

di Andrea Pasquali

Da qualche anno sono presenti in rete molte iniziative coscienziose volte al contrasto della diffusione delle fake news. Biblioverifica è una di queste.

Nell'allestimento e nell'operatività di questo blog troviamo archivisti e bibliotecari in supporto dei cittadini responsabili che si pongono il problema della verifica dei fatti e delle fonti.

Nello specifico parliamo di un blog ideato e gestito dalla Biblioteca Vilfredo Pareto – Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” dove un team di bibliotecari e archivisti responsabili condivide strategie, strumenti e fonti attendibili, implementando nel cittadino l’alfabetizzazione mediatica e informatica e aiutandolo nell'esercizio del pensiero critico.


La squadra di Biblioverifica è formata da un gruppo di biblioVolontari impegnati ad offrire “gratuitamente indicazioni e strategie per la verifica autonoma dei dati tramite risorse ad accesso aperto”.

I biblioVolontari vengono reclutati in base a determinati requisiti curriculari e non. Ad esempio: devono avere alle spalle una esperienza almeno quinquennale come bibliotecari o archivisti. Inoltre, devono utilizzare almeno due canali social sui quali sono chiamati a condividere almeno tre post all’anno (a titolo gratuito e senza scopi di lucro o politici) a favore della causa di Biblioverifica.


Ma come funziona? Basta accedere alla pagina del blog dedicata alle PROPOSTE DI VERIFICA dei cittadini e da qui, compilando un breve form, si potrà rivolgere la nostra richiesta riguardo a una notizia o a un argomento.

A quel punto i biblioVolontari ci aiuteranno nella ricerca, mettendo in gioco la loro professionalità e le loro competenze e assicurando alla nostra indagine “accuratezza, tracciabilità, indipendenza, legalità, imparzialità”.


Il fatto che questi bibliotecari e archivisti siano impegnati in prima persona nell'affrontare un problema come quello delle fake news, non è casuale.

Loro ispirazione, infatti, è il manifesto “How to Spot Fake News” divulgato fin dal 2017 dall’IFLA (International Federation of Library Associations and Institutions), dove tra le altre cose si può leggere:






infografica originale realizzata da IFLA

“Le discussioni sulle fake news hanno portato a una nuova attenzione sull'alfabetizzazione mediatica in senso più ampio e sul ruolo delle biblioteche e di altre istituzioni educative nel fornirla.
Ai bibliotecari è stato insegnato a lungo come aiutare gli utenti a trovare e comprendere le informazioni di cui hanno bisogno e loro stanno cercando di adattare il loro approccio al mondo di oggi…”.

Un’iniziativa più che lodevole, dunque, che “conta di divulgare strategie, fonti e strumenti utili al cittadino per praticare autonomamente il fact checking”, il processo di verifica dei fatti, senza orientare o discriminare le opinioni.

“Non siamo la ghigliottina delle falsità e non ci ergiamo a oracolo della verità”

riferiscono infatti i biblioVolontari, citando infine la Biblioteca Pubblica di Manhattan:

Fake news? Not on our watch! The truth is out there (or at least it’s at the library)” (Fake news?? Non lo saranno se le verifichi! La verità è fuori da questo sito (al massimo la trovi in biblioteca))

Manhattan Public Library 27.1.2017


per ribadire, forse, che chi cerca la verità dovrebbe frequentare più biblioteche e meno siti.


 

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