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Chi ha detto cosa - Proprietà Intellettuale e proliferazione delle fake news.

di Sherije Kjamili e Andrea Pasquali

Avete presente quando Rossana si accende d'amore per Cristiano al suono del " bel parlare" di Cyrano? Anche voi provate fastidio e la sensazione che qualcosa di profondamente ingiusto stia accadendo? Bene. Vuol dire che avete la sensibilità giusta per capire il valore della Proprietà intellettuale (PI).



La giurisprudenza definisce la PI come "l'apparato di principi giuridici che mirano a tutelare i frutti dell'inventiva e dell'ingegno umano". Detto così sembra semplice.

Ma, con l'avvento del digitale, non è facile districarsi nella miriade di implicazioni che questo semplice principio di tutela comporta.

Prima era diverso: quando sentivi parlare de “Il conte di Carmagnola” o de “La Traviata” non potevi che associare immediatamente l'opera all’autore e al tipo di supporto (cartaceo, il più delle volte). Oggi invece l'opera tende a dematerializzati e ad essere indipendente dal suo supporto fisico, mentre diventa sempre più difficile stabilire “chi ha detto, o fatto, cosa”.


Si parlava di molteplici implicazioni e in effetti la faccenda diventa molto complicata in alcuni settori specifici. Pensate un attimo agli addetti e ai responsabili di eventi culturali, ai bibliotecari, agli archivisti incaricati nella gestione degli audiovisivi, alle videoteche, al personale dei musei. Pensateli alle prese con copie di salvataggio, proiezioni pubbliche, consultazioni, prestiti, riproduzione di materiale e fotocopie. Ma pensate anche all’organizzazione dei siti web, dei social network, dei blog (link, disclaimer, liberatorie). La protezione dell’identità personale, dei dati personali. Il diritto all’oblio…Quanti aspetti da regolamentare!

Altre implicazioni, non meno interessanti, sono di carattere filosofico. La linguistica e la filosofia del linguaggio sono arrivati all’assunto che il significato (di una frase, di un’asserzione o perfino di una parola) abbia una relazione strettissima con il dicens (colui che dice, il contesto semantico) più che con il dictum (il significante, l'enunciato, il discorso in sé). Da de Saussure in poi ci hanno fatto i conti Hjelmslev, Wittgenstein, arrivando fino a Chomsky e a De Mauro.

In soldoni: Vi fidereste di un discorso sulla bellezza della pace tra i popoli pronunciato da un commerciante di armi? O di una disamina sui vaccini pubblicata su un noto sito di bufale?Perché il discorso è proprio questo…


Cosa fare, dunque? Come intervenire per tutelare sempre e comunque la Proprietà Intellettuale?

Dopo una serie di proposte e tentativi, la giurisprudenza è intervenuta predisponendo alcuni mezzi di tutela, ovvero pacchetti di diritti associati alle varie forme di espressione e conoscenza. Tra questi ricordiamo:

Brevetti, Marchi depositati e Diritto d’Autore.

Se il discorso vi affascina, vi proponiamo un video della vice presidente della Jacobacci & Partners (una delle principali realtà europee nell’ambito della tutela della proprietà intellettuale) la quale spiega l’importanza della PI, sia dal punto di vista personale che dal punto di vista industriale.


Ma qual è la percezione che i cittadini Europei hanno riguardo alla PI?

L’EUIPO (Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà intellettuale) ha condotto un’indagine tra il dicembre del 2012 e l’agosto del 2013, coinvolgendo 28 Stati Membri e, dal report finale, emergono dati del tutto incoraggianti. Il 96% degli Europei ritiene che la PI sia importante poiché supporta l’innovazione e la creatività mentre il l 69% ritiene che contribuisca alla creazione di posti di lavoro e al benessere economico.

Concludiamo con una riflessione del Dr. António Campinos, Direttore esecutivo dell'EUIPO:

(immagini tratte da pixabay.com)

 

Il sostegno della Commissione europea alla produzione di questa pubblicazione non costituisce un'approvazione del contenuto, che riflette esclusivamente il punto di vista degli autori, e la Commissione non può essere ritenuta responsabile per l'uso che può essere fatto delle informazioni ivi contenute.


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